Informazioni Ripetitore - Interrogazione Minoranza e risposta seduta consiliare del 08/09/2014

AVVISO

ASSEMBLEA PUBBLICA ANTENNA WIND

Venerdì 14 Novembre alle ore 21:00

Auditorium S. Teleucania

Venerdì 14 Novembre alle ore 21:00, presso l’Auditorium S. Teleucania, si terrà un’assemblea pubblica per discutere in merito all’installazione dell’antenna WIND in via Roma n°77. Saranno presenti come relatori:

  • Alberto Cinti - Sindaco di Morro d’Alba

  • Flavio Renzi - Rappresentante del comitato spontaneo “No No No Ripetitore”

  • Dott.ssa Mirti Lombardi - ARPAM , Responsabile Servizio Radiazioni e Rumore Dip. di Ancona

  • Dott. Andrea Filonzi - ASUR , Dirigente Medico Servizio di Igiene e Sanità Pubblica

  • Dott. Alessandro Gambarara - Tecnico Scientifico presso il dipartimento di scienze della Terra, della Vita, dell’Ambiente - Università di Urbino

  • Avv. Roberto Tiberi del Foro di Ancona

  • Dott. Giovanni Giampaolini - Medico di Famiglia a Marzocca

Morro d’Alba 07/11/2014  

L’Amministrazione Comunale                                      Il comitato spontaneo “No No No Ripetitore”

 

 

Si pubblicano a seguire l'interrogazione della minoranza Consiliare in merito all'Antenna WIND installata in via Roma n°77 e la risposta del Sindaco data durante la seduta del 08/09/2014

L'Amministrazione Comunale di Morro d'Alba

 

Interrogazione Minoranza Consiliare 08/09/2014

 

 

 

Risposta Scritta all’Interrogazione della Minoranza Consiliare sull’installazione a Morro d’Alba, in via Roma 77, di un’antenna radio per telefonia mobile della WIND.

 

Per prima cosa non è da un anno che l’Amministrazione è a conoscenza delle trattative fra la Wind e il privato cittadino che ha firmato l’accordo. Circa un anno fa la Wind ci fece la medesima proposta chiedendo di poter installare l’antenna sopra il palazzo comunale.

Al tempo, come specificato nel documento pubblicato sul sito del comune, abbiamo deciso di rifiutare l’offerta poiché riteniamo che la tutela della salute dei cittadini non sia una merce di scambio.

Eravamo coscienti che l’azienda avrebbe potuto contattare un privato ma abbiamo sperato che la cittadinanza avesse la nostra stessa sensibilità.

Questa Amministrazione si sta facendo carico delle preoccupazioni e perplessità espresse dalla cittadinanza in varie forme rendendosi disponibile al dialogo e a spiegare la situazione. Di fatto attualmente non possiamo impedire ad un privato cittadino di dare disponibilità all'installazione di un'antenna. Vivendo in uno stato di diritto non abbiamo mezzi per poter obbligare la dismissione della struttura in quanto rispetta la normativa vigente.

Il parere urbanistico rilasciato è stato dato in quanto la struttura rispetta i regolamenti Comunali. A che titolo avremmo potuto impedirlo? Il comune non ha la competenza per dimostrarne l’eventuale “dannosità”. Questo spetta all’ARPAM. L’ufficio tecnico del comune aveva il compito di verificare la stabilità della struttura, la validità del progetto e tutta una serie di parametri che nulla hanno a vedere con l’emissione di onde elettromagnetiche.

Il Decreto Legislativo 198/2002, noto come Decreto Gasparri o decreto “salva antenne”, semplifica e velocizza l’installazione delle antenne per la telefonia mobile sul territorio nazionale. Norme che in precedenza in Italia erano fra le più rigide e tutelanti d’Europa. Il decreto fissa inoltre un limite uniforme per le emissioni elettromagnetiche e sancisce il principio del silenzio-assenso per l’installazione delle antenne. Tutto questo comporta che le Amministrazioni Comunali non possono entrare più nel merito di una installazione; questo perché i Comuni possono opporsi all’installazione delle antenne solo per due motivi:

1)Impatto visivo, la normativa fissa vincoli in materia di beni ambientali e culturali, ma esistono anche ditte specializzate al camuffamento delle antenne, quindi il problema è facilmente superabile dai costruttori;

2) Superamento dei limiti di emissione dei campi elettromagnetici, anche questa seconda motivazione è di molto indebolita, in quanto come si fa a porre un’obiezione all’installazione di una stazione radiobase per telefonia cellulare, per supposta emissione oltre i limiti, quando l’antenna non è stata ancora montata ed è funzionante a pieno regime?

Questo Decreto ha inoltre all’articolo 12 abrogato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, e all’articolo 11 consentito un’espropriazione senza alcun indennizzo della proprietà privata Immagino che foste anche voi a conoscenza di questa legge Sig. Fava e Sig. Paolucci e che vi siate documentati tanto quanto me in merito a sentenze e ricorsi. Spero più di me, in quanto non ci risulta ad oggi un Comune che abbia avuto la meglio sui gestori telefonici.

Nella maggior parte dei casi si perde direttamente, a seguire, qualora si riuscisse a prendere tempo passando al TAR, si perderebbe al Consiglio di Stato. Questa Amministrazione avrebbe dovuto gettarsi a capofitto assieme al migliore degli avvocati in una causa che a quanto ci risulta, avrebbe sicuramente perso? Era questo il segnale che dovevamo dare? Probabilmente voi avreste agito così. Oggi ribadisco la mia contrarietà all’opera in modo ufficiale di fronte a voi Consiglieri ma per farmi credere non intendo sprecare denaro pubblico.

Poco fa avevo detto che speravo vi foste informati meglio di me, poichè se avete una soluzione percorribile per la dismissimone dell’antenna sarei lieto di ascoltarla. Purtroppo i gestori di telefonia non mettono le antenne dove i Sindaci consigliano loro di metterle.

Oggi hanno il potere di metterle dove vogliono, hanno dalla loro parte due forti alleati:

• Il potere economico di farlo

• Una legge ingiusta che glielo permette

Per colpa della legge Gasparri le precauzioni, seppur minime, che potevano prendere comuni e regione sono state calpestate. La legge regionale che imponeva la distanza minima dei 70 metri è stata dichiarata incostituzionale nel 2003. I regolamenti comunali sono stati scavalcati dall’esigenza di mettere ripetitori dove le compagnie telefoniche lo imponevano.

Ma veniamo al fulcro dell’interrogazione. Come mai il Comune non ha avvertito preventivamente la cittadinanza? Il comune non si è mosso per due motivi:

• Non potendo impedire la realizzazione dell’opera (per quanto detto fin’ora) non voleva creare l’illusione che qualcosa potesse invece essere fatto.

• Avvertire preventivamente di quanto stava succedendo avrebbe sicuramente disincentivato la maggioranza dei cittadini responsabili, ma avrebbe altrettanto sicuramente incoraggiato quelli senza scrupoli o con problemi finanziari ad ottenere un guadagno facile.

Io stesso, mi sono trovato in più di un’occasione ad esporre le nostre ragioni e a sentirmi dire: “a saperlo lo facevo io”.

E quindi, sono a chiedere io: un atteggiamento del genere in che modo potrebbe lasciare adito alle più svariate ipotesi ed interpretazioni? Alcuni cittadini si sono venuti ad informare in Comune, all’Unione, altri hanno parlato con me, con il Vicesindaco Spadoni e con i consiglieri. Altri hanno preferito fidarsi del sentito dire, della soluzione più semplice, della voce di chi a vario titolo ha deciso che il colplevole era il Sindaco o più in generale questa Amministrazione.

Nessuno, pur conoscendo i fatti, ha pensato di chiedere informazioni a chi andrà a godere dei maggiori benefici da tutto questo. Soprattutto i molti che hanno deciso di delegare tale compito a chi ha tutto l’interesse che questa Amministrazione venga messa in cattiva luce. E nemmeno i portavoce qui presenti, di un disagio reale, probabilmente hanno avuto tale accortezza.

E ve lo dico, perché se è nel vostro interesse la tutela dei cittadini non dovete convincere un sindaco già convinto delle problematiche correlate all’installazione di un antenna… chi dovete convincere è l’Innominato Giancarlo Medici, colui che in piena autonomia ha deciso di stipulare il contratto con la Wind.

L’inquinamento elettromagnetico desta preoccupazione perchè la sua “intangibilità” e la sua “invisibilità” lo fanno sembrare un nemico dal quale non possiamo difenderci. Un nemico presente non solo sopra l’ ”Ocanda dei Medici” ma anche dentro le nostre tasche, sopra al tavolo dell’ufficio, dentro le nostre case. Lo sviluppo ha i suoi costi e oggi probabilmente vorremmo lottare contro il progresso perchè non riusciamo a controllarlo come speravamo.

Vorrei a tal proposito citarvi quanto segue :

“Il problema è estremamente complesso, un problema così importante non può essere affrontato in maniera manichea o secondo criteri di strumentalizzazione o di speculazione politica, perchè non è che tagliando con il coltello il problema da una parte ci sono tutte le ragioni e da una parte tutti i torti. Qui noi, sia che si gestisca una famiglia singola, sia che si gestisca una famiglia allargata qual è un ente locale, di fronte a problemi complessi dobbiamo raffreddare il nostro cervello, anzichè suscitare l’emotività, l’emozione dei cittadini, dobbiamo ragionare secondo criteri molto razionali, sempre nel rispetto dei cittadini, dell’impatto ambientale e con tutte le cautele possibili riguardo alla salute, ai campi magnetici che si creano. Un paese sviluppato non può essere contro il rigassificatore al largo di Falconara, non può essere contro l’elettrodotto a 380 Kilowatt, non può essere contro la discarica, non può essere contro il termovalorizzatore, non può essere a favore del NO TAV, non può essere contro tutto, significa essere contro lo sviluppo del paese stesso”

Queste sono le parole del consigliere Franco Fava dette alla seduta consiliare del 30/01/2011sul punto all’ordine del giorno “Mozione del gruppo consliare F.L.I. sul nuovo Elettrodotto”.

La stessa persona che oggi mi interroga di fronte alla cittadinanza alludendo che il mio comportamento possa lasciare adito ad ipotesi ed interpretazioni.

A seguire, sempre lui continua dicendo, “Detto questo, io ero il capolista di una delle liste che hanno perso le elezioni e che dovrebbero per ragioni di speculazione politica o per ragioni strumentali o di vantaggio politico o per carpire qualche voto nella prospettiva delle prossime elezioni, essere contrario a prescindere a ciò che afferma la maggioranza o a ciò che afferma il Sindaco, visto che ha lasciato libertà di voto alla maggioranza. Io invece questa volta mi trovo d’accordo con tutto l’intervento che ha fatto il Sindaco”.

Questa seconda parte che ho citato è il passato. Oggi probabilmente le cose sono cambiate per i motivi da lei espressamente scongiurati 3 anni fa. La speculazione politica probabilmente risulterà una tattica migliore in vista delle prossime elezioni.

E’ interessante come con estrema facilità si siano portati esempi in sede di interrogazione dove viene dimostrato che il comune può fare qualcosa.

Probabilmente “gettare fumo negli occhi” è servito allo scopo di ”Suscitare l’emotività,l’emozione dei cittadini”; non a far raffreddare i cervelli.

Per quanto riguarda il caso di Argignano mi sono confrontato direttamente con il Sindaco Sagramola sulla problematica. Anche lui ha riconosciuto che la normativa è tutta a favore delle compagnie telefoniche. In alcuni casi addirittura può essere sufficiente una semplice SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) evitando il parere urbanistico.

Per quanto riguarda l’installazione del dispositivo in area cimiteriale, come ho detto la nostra intenzione era quella di evitare la presenza dell’antenna. Abbiamo voluto dare il messagio che anche pochi cittadini in aree fuori il centro abitato avevano gli stessi diritti di cittadini in aree ad alta densità.

Come a Fabriano ci siamo messi in contattato più volte l’ARPAM per capire come questo impianto impattasse sulla cittadinanza e che tipo di rilevazioni erano state fatte.

La situazione è che le prime rilevazioni, quelle che portano al rilascio del parare da parte loro, vengono fatte con un software. Essendo il dispositivo ancora inattivo, vengono usati degli algoritmi per calcolare la potenza di propagazione delle onde elettromagnetiche.

Il livello di attenzione, che non corrisponde al livello cui si ipotizza possano essere dannose (ossia 20Vm), è di 6Vm. Il software con il quale vengono fatti i calcoli è certificato, questo significa che l’azienda produttrice del software si assume le responsabilità dei calcoli fatti e che sono a norma di legge. I calcoli fatti in questa fase sono “sovrastimanti”, quindi portano risultati più alti di quelli misurati ad impianto avviato con specifici strumenti e nonostante questo sono entro i limiti di attenzione.

I calcoli fatti oggi non tengono infatti conto di ostacoli presenti e per ogni edificio circostante considerano il punto di massima esposizione come punto di riferimento per il calcolo.

Quando il gestore avverte dell’attivazione del dispositivo, nei successivi 15 giorni vengono fatte delle rilevazioni a sorpresa da parte dell’ARPAM per misurare con le attrezzature adeguate i vari campi magnetici. L’ARPAM si è dimostrata disponibile a fare monitoraggi periodici durante l’anno. E’ sicuramente nostra prerogativa e interesse dirottare la nostra attenzione verso la scuola materna dove ci impegniamo a monitorare costantemente che i livelli restino a norma. E periodicamente verranno fatte rilevazioni anche nei pressi delle residenze dei cittadini. L’ARPAM si è dimostrata disponibile a fare una rilevazione nei pressi delle abitazioni dei morresi direttamente coinvolti dall’installazione. Sarà sufficiente mettersi in contatto con noi e con la sig.ra Mirti Lombardi, responsabile del procedimento.

Vorrei qui aprire una parentesi sull’efficacia di tali rilevazioni dato che gira già voce che queste rilevazioni da parte dell’ARPAM sono “false” perché i gestori telefonici vengono avvertiti poco prima della rilevazione. E’ chiaro che se non ci fidiamo dell’ARPAM possiamo discutere quanto vogliamo ma sempre in riferimento all’elettrodotto il Consigliere Fava aveva fiducia nell’ente in quanto affermava:

“L’altro è l’organismo tecnico, l’ARPAM, che ha espresso parere favorevole [omissis] quindi noi abbiamo bisogno di energia e di trasferirla e quindi abbiamo bisogno di questo elettrodotto, è inutile discutere, qui le leggi regionali e le leggi nazionali che tutelano la salute dei cittadini su questa questione sono state attivate”.

Credo che anche questa volta l’ente ARPAM abbia attivato tali procedure in modo scrupoloso ed affidabile in quanto le responsabilità verso la salute dei cittadini sono le medesime.Qualora i livelli non fossero a norma come dichiarato si potrebbe intervenire. Ma se si resta nei limiti di legge, sia l’ARPAM che noi non possiamo fare nulla.

Ho avuto un confronto anche con il dott. Filonzi dell’ASUR con il quale abbiamo discusso e convenuto su quanto esposto dalla Dott.ssa Mirti Lombardi.

Posso immaginare che questa “impotenza” dell’ente di fronte ad episodi come questo possa creare rabbia nei nostri confronti ma quando si vota un sindaco non si elegge il “Re” di un territorio. Non possiamo inventarci regole in barba alle leggi nazionali. La legge alla quale oggi dobbiamo sottostare, che norma la questione “Antenne” è la Gasparri.

Quello che possiamo da subito fare è tenere in considerazione che questo problema è risolvibile modificando questa legge.

Sono a conoscenza che da tempo si è avviata una raccolta firme indirizzata a questa Amministrazione per esprimere il dissenso in merito all’antenna.

La raccolta firme, come spiegato a chi mi è venuto a chiedere spiegazioni, non la prendo come un attacco alla mia persona. Intendo pertanto farne buon uso per sensibilizzare Regione e Governo sulla tematica. Andrebbe altresì indirizzata a sensibilizzare il privato che ad oggi non è stato mai chiamato in causa.

Come già detto l’Amministrazione Comunale di Morro d’Alba non è contrapposta ai cittadini in questa battaglia. Dovrebbe altresì esser vista come un alleato che possa amplificare il disagio sperando che la tematica venga riportata nei giusti tavoli di discussione. Il problema che oggi coinvolge Morro d’Alba non è un’eccezione, una mosca bianca. L’eccezione fortunata era Morro d’Alba e il suo territorio che ad oggi non aveva visto il proliferare di dispositivi che, purtroppo, anche nei paesi limitrofi trova posizionamenti che avrebbero dovuto suscitare lo stesso scalpore ma che, vuoi la posizione più nascosta, vuoi uno scarso interesse alla tematica non ha smosso raccolte firme o comitati. Ad esempio anche a Belvedere Ostrense un antenna Vodafone sovrasta il centro storico da almeno 4 anni. Ma potrei citare le numerose antenne presenti a Jesi, nei pressi di scuole o impianti sportivi o le numerose antenne visibili sul lungomare di Senigallia. Tutte in zone ad alta densità.

E’ chiaro che sia fortemente auspicabile che tali dispositivi vengano posizionati in zone a bassa densità di popolazione. Ma come rispondere alla domanda elevata di servizi sempre più efficienti se questi posizionamenti non sono in grado poi di rispondere al bisogno sempre crescente di connettività e segnale?

E’ chiaro che ci dovrà essere prima o poi uno STOP alla crescita dell’inquinamento elettromagnetico. Cosa possiamo fare oggi? La risposta è: sensibilizzarci tutti alla tematica.

Sensibilizzarci a 360 gradi poichè ogni giorno giriamo con 1 o 2 antenne in tasca, perchè oggi lasciamo ai bambini, anche in tenerà età, un cellulare in mano, perchè nonostante tutti o quasi siano in possesso di un computer oggi abbiamo bisogno anche di un tablet, perchè anche gli elettrodomestici stanno iniziando ad aver bisogno di connettività. Basti pensare ai così detti “Smart TV”. Senza considerare la domotica, forni e frigoriferi comandati dal cellulare. E potrei portarvi molti altri esempi di tecnologie che nel prossimo futuro saranno probabilmente nelle nostre case.

Il paradosso sarà quello che prima o poi sarà meno dannoso avere più antenne che averne meno. Perché una delle fonti elettromagnetiche più dannose è il cellulare in tasca quando non ha segnale. E quando arriveranno i cellulari di nuova generazione? Il 4G avrà bisogno di nuova potenza di trasmissione. Cambieremo nuovamente dispositivo senza farci nessuna domanda o avremo bene in mente quale sarà il potenziale effetto del nostro nuovo acquisto?

Ad oggi mi trovo quindi a riflettere se si ritenga utile o dannosa un’area wifi libera in piazza o in altri luoghi d’interesse. Se sia necessario o dannoso lavorare per migliorare i servizi di connettività nei territori periferici per diminuire il digital-divide.

Le stesse perplessità che poniamo in queste vistose antenne, dovremo un giorno porle anche su altri dispositivi ed accorgerci che subire passivamente 15-20 reti wifi domestiche possa anche quello essere dannoso per la nostra salute? Chiudo affermando l’impegno di questa amministrazione a vigilare, una volta entrata in funzione, sulle emissioni emesse dall’antenna Wind oggetto dell’interrogazione.

Particolare attenzione sarà dedicata alla scuola materna.

Qualora ci fossero soluzioni percorribili senza sprecare denaro pubblico in cause che ci risultano perse in partenza, siamo disposti ad ascoltarle, come abbiamo sempre fatto.

Siamo disposti a condividere le sentenze che abbiamo esaminato, gli argomenti trattati in questa risposta e le relative fonti.

L’argomento è già stato riproposto alla Giunta dell’Unione dei Comuni con l’obiettivo di individuare aree idonee nel territorio dell’Unione. Senza dimenticare però che le esigenze delle compagnie telefoniche ad oggi andranno sempre sopra le nostre buone intenzioni.

Informarsi è un diritto e comporta un costo che vedo che i cittadini sono sempre più disposti a sostenere. Informarsi è faticoso. Informarsi è vedere il fatto da diversi punti di vista.

Non abbiamo mai chiuso le porte né ai cittadini nè alla minoranza consiliare qualora avessero necessitato chiarimenti su qualsiasi tematica che coinvolge la nostra comunità.

Né lo faremo in futuro nei confronti di quest’ultima oggi rappresentata dal Consigliere Fava e dal Consigliere Paolucci. Perché qualora decidesse di “informare”  avrà sempre il nostro rispetto nonostante i legittimi e diversi punti di vista che ci contrappongono.

Auspico che in merito a qualsiasi questione di cui si voglia occupare la minoranza, in futuro, attraverso le interrogazioni consiliari, che queste vengano formulate con toni meno allusivi alla mia condotta morale, che non lascino adito ad intepretazioni (soprattutto in assenza di riscontri oggettivi) e che non ledano ll’immagine di qualsiasi membro di questa Amministrazione.

Rinnovo la mia disponibilità, qualora la cittadinanza lo ritenesse necessario, ad organizzare un incontro fra tecnici, ARPAM e ASUR.

 

Il Sindaco di Morro d’Alba

Dott. Alberto Cinti

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